Riflessioni delle 5 A.M. o del come mascherare il proprio personaggio

è stato.

Vedere lo spettacolo per il quale si è lavorato come parte di un gruppo coeso è una sensazione difficile da digerire e troppo complessa per me per ridurla sbrigativamente con un esclamazione di gioia e piacere.

Sono soddisfatto  come quando passi una giornata correndo, sudando a coibentare e rimettere tegole su un tetto sotto l’occhio severo di un temporale all’orizzonte ed a sera quando ormai l’aria è ferma, tic! tic! TiC!  un bello scroscio d’estivo ti rinfresca premiandoti confermandoti che il lavoro non è stato vano.

Non è stato vano per me, questa era la mia unica preoccupazione, perchè tutti in questo gruppo hanno dato grande prova di se confermando che i collaboratori vanno coinvolti principalmente sulla base di un’ispirazione romantica più che su un calcolato studio architettonico.

Visto che niente o quasi ha disatteso le mie più rosee aspettative, anche il teatro Miela ed il suo tecnico Michele sono stati disarmantemente eccezionali, posso finalmente tornare ad analizzare criticamente il “superfluo”:

Quello che dispiace è non aver potuto con questo spettacolo parlare dell’altro protagonista del femminicidio o “assasinio spassionato” (come personalmente “amerei” etichettare tutte quelle morti avvenute e germogliate da rapporti di coppia a prescindere dal Genere fisico od intellettuale di un’uomo e-o di una donna).

In realtà nessuno, inteso come plurale di genere (e non di/in compagnia), in questi mesi si è mai troppo sbilanciato a parlare veramente degli uomini (normalmente a questo punto della riflessione cercherei di distogliere un pò la tensione citando “Berlinguer ti voglio bene“) se non come i carnefici. Dei numeri, gli studi su quanti uomini dopo aver commesso un crimine si sono riscattati sono meno interessanti? Ma non è questo il punto.

Le riflessioni su cui vorrei portarvi ora, oggi (perchè domani come un pesce rosso sarò già da un’altra parte del mio oceanico acquario) dopo aver visto finalmente il nostro spettacolo su una scena sono altre…

Forte di questo traguardo, posso finalmente e tranquillamente espormi senza troppe preoccupazione… la prima riflessione è questa: perchè solo ora? probabilmente questioni di priorità, possiamo imporci alla corrente sperando di modificare il percorso del flusso ma il rischio è di restare li soli, esserne nel tempo totalmente levigati (la sottrazione di ore di sonno mi porta creare immagini un pò troppo zen per i miei gusti) od ancor peggio romper gli argini e disperdere cosi ogni energia.

Ieri sera sul palco di Ni una más sono salite una penetrante Giovanna Scardoni, genialode stacanovista Giulia Pecorari e Nerina Cocchi ed è giusto; poco, per quando mi riguarda, non ci fosse Mia Parissi, che  non sia riuscita a trovare il modo di ingannare se stessa per salirci (e di corsa sai!), ne è stata molto aiutata. Daniel Pinheiro, Davide Fensi e Michele Busdraghi, erano assenti anche se il pubblico vi assicuro ha molto ammirato il loro lavoro.

< Ma te come ti sei sentito te Andrea, a non esserci? bene, mi sono sentito bene perchè vederle su palco, Mia in fondo sala con il cuore gonfio di gioia e fierezza la mi ha fatto una gran bene all’animo, ed è il motivo per il quale mi sono permesso il lusso di chiedere a Marco (Borrelli) ad aiutarmi con le foto, per tenermi questa gioia senza doverla immortalare per gli altri.

Che tipo di sensazione provi a vedere scritto sui giornali e blog “uno spettacolo di Nerina Cocchi” o ni una más il lavoro di giovani artiste? beh… sorrido per ben due motivi!

uno per la tua domanda che non tiene in considerazione che io e la regista ci amiamo molto (e molto amiamo litigare) e che se non fosse per l’uno o per l’altra oggi sarebbe un giorno completamente diverso per molte persone e se facciamo quello che facciamo in teatro o per il teatro è per il nostro piacere personale quanto per la gioia di condividerlo in casa e con più persone possibili… e mi riferisco anche alla gioiosa compagnia dell’osteria del ghetto.

L’altro, un pò più contorto nella mia testa… quando si parla del nostro spettacolo come uno spettacolo al femminile omettendo la parte maschile pare solo una triste strumentalizzazione poco efficace sapendo che queste pestifere quanto magnifiche fanciulle(usando una tipica tecnica da violenza psicologica abbinando aggettivazioni di contrastanti) si sono incontrate a forza per colpa di un’uomo(per di più un uomo che non legge molto, irrascibile, comodo e sgrammaticato.. etc etc ). Ieri sera mi ha fatto molto ridere l’intervento di una dottoressa che domandava al pubblico dove sono gli uomini che potrebbero partecipare a questa lotta ed io ero li nel mio oceanico acquario da pesce rosso a saltare più in alto per farmi vedere.. ma niente… tanto che penso ora che forse non si vogliano vedere i canditati papabili al sostegno della causa. > (se avete visto il film The Commitments questa andrebbe letta come le interviste in vasca da bagno).

Ma vorrei tornare al motivo di questo liberatorio post, anche per rispondere a tutte le varie osservazioni di ieri sera, cosi che finalmente possa concedere spazio nella mia testa ad altro.

La riflessione pungente nasce dal fatto che l’unico mio dispiacere dopo tante gioie è non aver trovato il modo di parlare o non aver ancora trovato nessuno che parli o indaghi oggettivamente sulla possibilità degli uomini maltrattati come innesco per questo tipo di violenza…. leggevo su

http://www2.units.it/noallaviolenza/CosaProvoca.html

i sintomi legati alle violenze subite per capire meglio come comunicare a Giovanna e Nerina alcune lacune legate ai movimenti del costume. Ho scoperto con grande sorpresa che io ho provato buona parte di questi sintomi su di me nel passato e nel presente… la prima domanda che pongo a me stesso ironicamente è:

sono una donna nel corpo sbagliato o più semplicemente un’uomo maltrattato?

e a seguire senza voler aver risposta dalla prima è:

se sono un’uomo maltrattato chi è il mio o la mia maltrattante?

e cosi in una discesa libera di pensieri senza paracadute, continuo:

se il mio maltrattante fossero una serie coordinata e non consapevoli gli uni degli altri di uomini e donne come potrei difendermi, riconoscerli, camuffarmi od aiutarli/mi ad uscire da questa strana tela?

e poi la riflessione “effetto sandy”

se il mio maltrattante è anche la mia confidente? che sentendosi maltrattata o a disagio nell’intuire che forse è una maltrattante involontaria, ma di fatto maltrattante rispetto al mio carattere, trasformando me in maltrattante che a mia volta, non potendo soffermarmi sui problemi del confidente in quanto scelto per aiutarmi ad ascoltare i miei ed accorgermi cosi della spirale che si va a formare di cui presto perderemo le tracce, mi sento maltrattato di seguito la schiaccio perchè si sente non ascoltata  maltrattata o manipolata indi per cui accresce in me la sensazione di non essere ascoltato o capito e quindi la confidente che era un’appiglio per lavorare sui miei dubbi, problemi , debolezze senza giudicarmi si fa sabbia tra le mie mani ed entrambi in un crescendo di frustrazioni arriviamo a fare, dire…  cosa? questo dovreste rileggerlo più in un crescendo di velocità senza punteggiatura come se stesse cascando su voi stessi perchè di fatto non è un mio sfogo ma il tentativo di condividere delle riflessioni/studi sulle varie possibilità che nascono quando ci sono due fattori cosi variabili come individui che cercano di capire e farsi capire a prescindere dal loro genere o preferenze di genere.

(a questo punto credo che le donne della mia vita, adesso, sempre che siano arrivate a leggere, senza aggiungere sotto testi a cui dare più importanza, fin qua stiano già cominciando a creare spunti per l’innesco di questo tipo di spirale sopra creata, fermatevi subito!! se almeno una volta nella vostra vita avete detto o pensato “non voglio comportarmi come mio padre” o “non voglio comportarmi come mia madre” forse c’è da fare due conti sereni con la propria imperfezione… se questo non è chiaro provo a formularlo più avanti.)

Tutto questo per dirvi che… che, porca miseria mio sono riperso nell’oceanico acquario. Scusatemi torno a  guardare questa splendida e rilassante giornata.

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FINE

p.s.

si è capito che sono veramente felice?

vorrei ringraziare per questo:

Giovanna e Stefano, Giulia, Daniel, DavidE e Michele, Mia, amore, Marco, Andrea ed Adriana, Elisabetta Vezzosi, la Mama mia, billy and david, la MamMa ed il mio “pooovero” babbo, la mi’ socera i’ mi’ socero e la sua povera macchina, marcello, jacopo, leo, paolo e matteo che non si sono visti (ma sentiti), anche l’ele che non s’è vista ne sentita, gherarado che forse si è fatto sentire sul questo problematico finale, ed i nostri 76 amici e conoscenti che hanno sostenuto il progetto di crowdfunding, anche chi non ha fatto in tempo ma ci ha pensato tanto (a tal punto di distrarsi), alla Marghe che da quando abbiamo 10anni mi stressa riguardo i secoli di oppressione maschilista, Rocco che quella volta mi disse <dovresti fare il fotografo di scena>… ed anche voi che adesso non mi passate per la mente…

Questa voce è stata scritta da andreamessana e pubblicata il aprile 17, 2013 su 11:22 pm. È archiviata in divagazioni, Italiano con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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