Incontri e riflessioni

I 10 intensissimi giorni di interviste non sono finiti, così da un giorno all’altro. In realtà, si sono estesi, in un’onda di conversazioni che continuano a succedere, una dopo l’altra, senza che io veramente le cerchi o le provochi.

E così la riflessione si sta espandendo, in modo organico, profondo, travolgente. Anche se ancora non so cogliere come il mio pensiero stia cambiando.

La mia certezza di base, che la violenza sia qualcosa di legato alle parole, a come le parole influenzano il nostro pensiero, la nostra coscienza e la nostra strutturalizzazione della società e del mondo in cui viviamo, sta cambiando.

“Le parole sono importanti”, ha scritto Mia più o meno un centinaio di volte. Le parole sono molto importanti, come mi hanno insegnato tutti i miei mentori. Ma quello che è ancora più importante – e che sapevo già, ma che veramente sto rielaborando, nella mia vita e nel mio lavoro artistico – è come noi viviamo, diamo vita, fiato, movimento ai nostri pensieri dietro a cui vivono queste parole. Perché, quando noi non aderiamo internamente, attraverso il nostro corpo, ai nostri pensieri, allora possiamo perdere l’umanità che ci tiene lontano dall’essere chi siamo veramente internamente.

Sono sicuramente un’ottimista. Credo nel poter toccare la parte migliore delle persone. Però, nel lavorare intorno al femminicidio, sempre più rimango in uno stato di … (sorpresa? allucinazione? incredulità?), simile a quello in cui mi trovo leggendo “Il processo ad Eichmann” di Hannah Arendt. La banalità del male. La stupidità del non rendersi conto che si sta facendo male.

Per questo m’interesso sempre più al lavoro dei Centri Uomini Maltrattanti, come quello di Firenze, o come quelli di Rovereto e Trento giudati dalla giovane assistente sociale Michela Bonora. Per questo, stabiliamo un dialogo con avvocati e avvocatesse come Sara Gini e Federica Panizzo, accademici e accademiche legate allo studio del genere come Maria Eleonora Sanna, Silvia Cavalieri, Olivia Guaraldo, ma anche passanti che in teoria “non sanno nulla” del femminiicdio e della violenza sulle donne.

Per capire, per pensare, attraverso i pensieri di tutte e di tutti, come andare verso un “Ni una más.”

Questa voce è stata scritta da nerinacocchi e pubblicata il novembre 14, 2012 su 3:24 pm. È archiviata in Interviste, Italiano, note di regia con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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