Il cerchio, photo by ©Andrea Messana

Forza

Gli ultimi tre giorni sono stati un vero turbinio di pensieri, azioni, cambiamenti, decisioni! Sia dal punto di vista artistico che da quello di produzione. Tra il lancio del fundraising (cliccate qui per vedere la nostra pagina: http://www.kisskissbankbank.com/ni-una-mas); i cambiamenti sul testo, le intensità e le profondità di esplorazione sul tema del femminicidio e della sua realtà pratica tra Giovanna, Mia e me; le riflessioni sul costume (e i famosi cambi); i cocci arrivati freschi freschi da Firenze martedì pomeriggio; Daniel atterrato in questa realtà mercoledì pomeriggio (Benvenuto Daniel!); le idee per la scenografia video, per la documentazione video del progetto; le conversazioni su skype con Davide riguardo alla musica e alla soundscape… mi sento un po’ come un giocoliere che, dopo anni di pratica, arriva a giostrarsi tre coltelli, quattro palline, cinque torce infuocate e un cagnolino come se fossero tre palline semplici semplici… La metafora è forse esagerata, ma il livello di intensità di sviluppo è quello.

E questa è la cosa più bella di questo progetto. L’ascolto profondo che sviluppiamo come compagnia tutte le mattine nel nostro riscaldamento, il nostro “cerchio con le palline”, sta portando dei frutti meravigliosi a livello di capacità di dialogo, di scambio, di costruzione comune. Non passa momento in cui non siamo profondamente investiti in questa creazione, in cui non discutiamo come e quando deve avvenire il cambio di costume, se in scena o fuori, se con effetto drammatico o meno. Non passa momento in cui non m’imbatta in Daniel e Andrea lanciati su una una nuova idea di materiale promozionale. Non passa momento in cui non discuta con Daniel come integrare a livello di video-scenografia l’immagine dell’albero in scena che continua a tormentarmi con i cocci che ormai sono il nostro elemento scenografico principale. Non passa momento in cui Giovanna non discuta come Cesca è il personaggio che Mia ha scritto, io ho immaginato, lei vive. Non passa momento in cui non rimanga lì, sospesa a mezz’aria mentre percepisco l’immensità, la complessità della violenza sulle donne, delle dinamiche interpersonali, delle ferite di tutte queste persone. In cui non senta, viva, profondamente, la difficoltà di rappresentare questa realtà multiforme fatta di storie uniche, però legate da un filo comune.

Qual’è questo filo comune? Come lo comunichiamo sul palco, creando però lo spazio perché la singolarità di ognuna non vada persa?

Questa voce è stata scritta da nerinacocchi e pubblicata il ottobre 12, 2012 su 3:09 pm. È archiviata in Italiano, La MaMa Umbria, note di regia. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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