Home

Ni una más” di Mia Parissi è una voce che si alza dalla confusione collettiva. È la voce di una donna dalle ossa ben solide che chiede che si aprano gli occhi al femicidio, a questa violenza contro le donne che isola, che limita, che ammazza.

Ni una más” è mai più. Che mai più una donna sia toccata dalla violenza, a parole e a fatti. Non perché è donna, e quindi debole. Non perché l’uomo in quanto uomo è violento. Non si tratta di una lotta tra i sessi, ma di andare oltre le parole “vittima”, “abuso” e “superiorità”. Si tratta di capire che se qualcuno picchia, insulta, ammazza, siamo tutti responsabili.

Perchè scegliamo di non vedere, di non guardare, di non parlare.

Slogan coniato da Susana Chávez nella provincia di Juárez in Messico come richiamo alle onde di rapimenti e violenze contro le donne con il tacito accordo di polizia e istituzioni, “Ni una más” diventa attraverso il ritmo di Mia Parissi un urlo potente che parla del femicidio in Italia. E non solo.

Parla delle ossa che si spezzano nella società.

Parla di occhi verdi che trapassano il cuore, della bellezza dello spirito umano che ci anima, e ci eleva, tutti.

Parla di alberi, di rami, di radici che continuiamo a calpestare, senza renderci conto della loro solidità.

——–

 Voice among many reactivating the eternal conflict between fear and action, desire and wisdom, “Ni una más” hits you right in your guts. The power of its syntax, its storytelling and its imagery becomes real in a unique, precise and overwhelming rhythm making of it an intense visceral experience.

Almost a piece of narrative theatre in its dramaturgic development, “Ni una más” additionally brings the actor’s path on an incredibly articulated physical level: the script – if treated as precisely as a musical script – allows the development of a corporeal and emotional journey liberating in all its strength the viscerality of the discovery of one’s own responsibility for oneself and the community in which we belong.

“Ni una más” scratches, and leaves marks like the bark on which we cling to climb on a tree. At the same time, it reminds us that bones, those that are broken by the violence, are those that protect and support us, that allow our movement, that produce our blood cells. Which is why it is around these two concepts that we develop a scenographic costume accompanying the emotional and physical path of the actor on the stage. To bring out the essence of the strength of which human being is gifted, if only s/he finds her/his bases.

All of this to really ask ourselves what is a “victim”. Where is the border between “no” and “yes”? Where do we lose the conscience of the human beings in ourselves, and become “victims”, but also “perpetrators”, of others and ourselves?

——–

 « Ni una más » de Mia Parissi est une voix qui s’élève du brouhaha collectif. C’est la voix d’une femme aux os bien solides qui demande que l’on ouvre les yeux au fémicide, à cette violence contre les femmes qui isole, qui limite, qui tue.

« Ni una más » est jamais plus. Que jamais plus une femme soit touchée par la violence, en mots et en fait. Non parce qu’elle est femme, et donc faible. Non parce que l’homme est violent en tant que tel. Il ne s’agit pas d’une lutte entre les sexes, mais plutôt d’aller au-delà des mots « victime », « abus » et « supériorité ». Il s’agit de comprendre que si quelqu’un bat, insulte, tue, nous en sommes tous responsables.

Parce que nous choisissons de ne pas voir, de ne pas regarder, de ne pas parler.

Slogan conçu par Susana Chávez dans la province de Juárez au Messico comme appel contre les vagues d’enlèvements et violences contre les femmes avec l’accord tacite de la Police et des institutions, « Ni una más » devient à travers le rythme de Mia Parissi un hurlement puissant qui parle du fémicide en Italie. Et de beaucoup plus.

Il parle des os qui craquent dans notre société.

Il parle des yeux verts qui traversent le cœur, de la beauté de l’esprit humain qui nous anime, et nous élève, tous.

Il parle des arbres, des branches, des racines que nous continuons à piétiner, sans nous rendre compte de leur solidité.

4 thoughts on “Home

  1. Raffaele Bernetti on said:

    La violenza contro le donne e’ vecchia quanto il mondo. Comincia alla nascita quando si uccide la femminuccia perche’ il primogenito deve essere maschio. Continua nel doppio standard maschile, per cui la donna e’ preda comune purche’ non sia madre, compagna o sorella. E’ proprieta’ prima di essere persona. Nelle societa’ piu’ avanzate ha modo di emanciparsi, tuttavia, il suo stato non va oltre a quello di uno schiavo liberato. E’ una situazione assurda. La donna e’, in effetti, piu’ forte, piu’ intelligente, piu’ resistente, piu’ longeva dell’uomo. Se la vita ha uno scopo, e’ della donna la responsabilita’ della procreazione. Al riguardo l’uomo ha una influenza ausiliaria e passeggera. Cionostante il maschio si ritiene superiore. Eppure c’ e’ una complementarita’ in cerca di un equilibrio che continua ad eluderci. donne e uomini.

  2. Highly energetic article, I enjoyed that a lot. Will there be a
    part 2?

  3. Asking questions are in fact pleasant thing if you are not understanding anything fully, except this article offers pleasant understanding yet.

  4. Wow, marvelous blog layout! How lengthy have you been blogging for?
    you make running a blog look easy. The full look of your web site is excellent, let alone the content material!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.